Per quanto non sia trascorso molto tempo dalla pubblicazione della precedente raccolta di Maurizio Benedetti (So distruggere il mio Dio, 2008),  l’uscita di Bionda salamandra e altre poesie (Kappa Vu, Udine, 2010, Euro 12,00) segna un notevolissimo passo in avanti nella scrittura dell’autore friulano. Se So distruggere il mio Dio, opera già di per sé di grande valore, brillava soprattutto grazie ad una poesia visionaria e tesa, capace di stupire per il coraggio delle associazioni lessicali e dei significati, la nuova raccolta aggiunge una vasta gamma di sfumature all’espressione poetica di Benedetti, pur non rinunciando a nessuno di quelli che erano i suoi tratti distintivi.
Rimangono dunque evidenti nei testi una ricerca metrica e ritmica estremamente sofisticata e riuscita, le immagini fulminanti che rendono unica questa scrittura (“ la vita animale che deve / decidere e pensare”, “ io scompongo la mia anima / in tante primavere // che il tempo ha già confuso / con le sue controfigure”); tutto questo però si rivela maggiormente finalizzato alla delimitazione di un quadro d’assieme, e più strumentale allo scavo dell’essenza delle cose, delle situazioni, delle persone. Benedetti, senza rinunciare allo sguardo caratteristico della sua poesia, compie un passo in avanti nella profondità che riesce a evocare, e riesce ad utilizzare la propria personalissima espressività finalizzandola all’oggetto della poesia stessa.
Tutta la raccolta, divisa in sei sezioni (ma l’ultima contiene un unico testo), appare coesa e sequenziale in questo viaggio di scavo, che spesso diventa coraggioso nel dolore quando espone la nudità del sé (“voglio una famiglia / con nessuno dentro”), e assume nel suo svolgersi le connotazioni di una lirica particolarissima ed estremamente moderna. Non a caso, dunque, l’apice del percorso si trova nella sezione Bulos di paîs (Bulli di Paese), che racchiude poesie scritte in lingua friulana. Qui il verso assume un andamento a volte prosastico, la poesia diventa narrante e cristallina nel suo spessore storico e umano.
Credo che Maurizio Benedetti si occupi di poesia da molti anni, e in ambito non solo locale la sua abilità naturale di performer in occasione delle letture pubbliche (sottolineo abilità naturale e dunque niente di costruito, solo la capacità di un uomo fuori dagli schemi comuni di esporre a chi ascolta tutta la propria personalità) gli è valsa una grossa popolarità; probabilmente per lo stesso motivo è però stato spesso guardato con sospetto da parte degli ambienti letterari più elitari, che in lui vedono un elemento che poco si adegua ai canoni “ufficiali” di letteratura. Invece, e Bionda salamandra e altre poesie lo conferma con forza, sarebbe tempo di dare merito alla sua voce, che sempre di più si rivela una delle più originali e mature della poesia italiana. (Francesco Tomada)