DeseirDeeler è nata a Belgrado nell’ex Jugoslavia da madre attrice e padre regista, ed è cresciuta nei teatri e sui set cinematografici. Negli anni ’80, i movimenti post-punk e new wave facevano inevitabilmente parte della vita culturale della città: in quel periodo, da teen-ager, ha lavorato come attrice di teatro, poi, dopo aver ottenuto il Diploma di Pianoforte classico alla Facoltà di Musica dell’Università delle Arti di Belgrado, fugge dal clima di crescente violenza del proprio paese natio, giungendo in Italia per intraprendere una carriera da concertista.
La svolta artistica è nel 2000 quando debutta al Teatro Miela di Trieste scrivendo, dirigendo e interpretando il progetto teatrale “One Girl Show”: prima di allora si era dedicata esclusivamente al repertorio classico. Da allora DeseirDeeler si esibisce in una varietà di generi musicali: improvvisazione, canzone d’autore francese, pop e classica (che resta la sua base musicale ma anche di vita).
Durante il 2007 e il 2008 DeseirDeeler ha portato in scena un ciclo di composizioni denominato “No Trumpet Songs” a fianco di numerosi musicisti provenienti dalle scene italiane e dell’ex Jugoslavia: il batterista DJ Uka (ex Pop Masina), il sassofonista Trendy Effendi (ex Playboy), Marco Quarantotto (batterista nei gruppi Jino Touche, Miro, Jiandri, Goribor) e il chitarrista Pity (del gruppo Goribor).
Nei suoi confronti, la critica si esprime così: “le canzoni di DeseirDeeler sono ritmicamente ed emotivamente “spezzate”, la voce è paragonabile alle grandi cantanti jazz e alle dive del movimento alternative e underground come P.J.Harvey, Kate Bush, Tori Amos e Laurie Anderson”. DeseirDeeler trova il suo pubblico ideale nel corso delle esibizioni al Festival Internazionale “Adriatico Mediterraneo”, all’“Interzone” International Festival of Actual Music di Novi Sad (Serbia), al “Film Festival Niš 2008” e, più di recente, nel 2010, al “Red Dawns” Feminist and Queer Festival di Ljubljana, Slovenia.
Definito formalmente come indie/blu/emo, il suo nuovo progetto “War and Alone” (voce, pianoforte, organo) è fondamentalmente un’esperienza poetica unica con poca considerazione per i generi. “Un monumento a quel genere di solitudine che nessuno sceglierebbe ma alla quale molta gente è abituata”, così lo descrive l’autrice.