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Come si potrebbe immaginare il 2013? Quali sono le prospettive per la realizzazione della sesta edizione della rassegna? Quali sono i percorsi da seguire al fine di offrire un palinsesto all’altezza della situazione? In che modo prendere parte alla prossima stagione culturale nel Parco di San Giovanni? Che cosa vogliamo veramente esprimere come gruppo di persone?
Domande scomode. Questioni spinose. Analisi delicate…

Forse, con tutta onestà, i tempi sono semplicemente cambiati. e si sono evoluti sotto i nostri occhi. Si tratta principalmente di riuscire ad accettare che Tutto scorre. Senza lode e senza infamia. Prendere coscienza è un passo. Passare all’azione/reazione è il passo successivo. Passo dopo passo, ogni cosa a suo tempo…

Oh Poetico Parco…, per quest’anno, si prende una necessaria pausa di riflessione. Niente di più che un anno sabatico in cui, se si presenterà l’occasione, saremo sempre pronti ad allestire una ‘sessione speciale’ e a riaccendere i riflettori sulla rassegna di musica e poesia nel Parco di San Giovanni. Magari brillando per un tempo più breve ma con tutta l’intensità che serve…

Ad maiora

trieste drama slam

trieste drama slam

La vittoria della prima edizione del TRIESTE INTERNATIONAL DRAMA SLAM ha visto Corrado Premuda attestarsi al primo posto con “La domenica non si andava in Val Rosandra”, un episodio satirico ispirato alle proteste per la recente attività di disboscamento lungo il corso del torrente Rosandra.

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trieste drama slam

trieste drama slam


Ecco una parziale rassegna stampa, ricavata dagli articoli apparsi sul quotidiano ‘Il Piccolo’, riguardanti la prima edizione del TRIESTE INTERNATIONAL DRAMA SLAM

Il Piccolo - 12 aprile 2012

Il Piccolo – 12 aprile 2012

Il Piccolo - 29 maggio 2012

Il Piccolo – 29 maggio 2012

Il Piccolo - 3 giugno 2012

Il Piccolo – 3 giugno 2012

Il Piccolo - 10 giugno 2012

Il Piccolo – 10 giugno 2012

rassegna stampa 2011

rassegna stampa 2011


Come consuetudine, sono disponibili i collegamenti agli articoli, apparsi sul quotidiano ‘Il Piccolo’, riguardanti la quarta edizione di Oh Poetico Parco….

Il Piccolo – 13 maggio 2011

Il Piccolo – 17 giugno 2011

Il Piccolo – 18 giugno 2011

Il Piccolo – 8 luglio 2011

Il Piccolo – 5 agosto 2011

Il Piccolo – 9 settembre 2011

Buona lettura…

Vi proponiamo i collegamenti agli articoli riguardanti la terza edizione di Oh Poetico Parco… apparsi sul quotidiano ‘Il Piccolo’.

Il Piccolo – 6 giugno 2010

Il Piccolo – 15 giugno 2010

Il Piccolo – 29 luglio 2010

Il Piccolo – 1 agosto 2010

Il Piccolo – 26 agosto 2010

Il Piccolo – 24 settembre 2010

Buona lettura…

Scocca la sua inevitabile ora il solstizio d’inverno. Il Parco, e tutto ciò da esso contenuto, si appresta alla necessaria quiescenza (da non confondersi con il letargo…). In questo delicato torpore si stende maestoso un sonno leggero e suscettibile. Nel sonno, però, confusamente qualcuno parla. E le parole rivelano frammenti di futuro, per chi sa ascoltarle… Traspare, tra sussulti e stanchezze, un timido presagio che annuncia la terza edizione di Oh Poetico Parco…. Che desiderare di più per il già controverso 2010?
A breve ulteriori dettagli.

Con malcelato orgoglio pubblichiamo, a completamento della rassegna stampa, gli articoli riguardanti il poetico parco apparsi sui periodici in lingua slovena. Inutile nascondervi che noi ci tenevamo particolarmente… hvala lepa in na svidenje.

primorski dnevnik_21V09

primorski dnevnik_21V09


novi glas_4VI09

novi glas_4VI09

Con imponente enfasi documentativa, vi proponiamo i collegamenti agli articoli riguardanti la seconda edizione di Oh Poetico Parco… apparsi sul quotidiano ‘Il Piccolo’.

Il Piccolo – 15 aprile 2009

Il Piccolo – 18 aprile 2009

Il Piccolo – 21 maggio 2009

Il Piccolo – 24 giugno 2009

Il Piccolo – 26 giugno 2009

Il Piccolo – 24 luglio 2009

Il Piccolo – 20 agosto 2009

Il Piccolo – 28 agosto 2009

Buona lettura…

verso la sessione quarta... | 1

verso la sessione quarta... | 1


verso la sessione quarta... | 2

verso la sessione quarta... | 2


Il sesto (e penultimo) appuntamento dell’edizione 2009 di ‘Oh Poetico Parco…’ ha troppi significati per essere archiviato con semplicità. In qualche modo, a ben guardare, la sessione di agosto ha messo in evidenza quelle che sono le linee guida del progetto: la scelta di esplorare le realtà culturali considerate ‘minori’ e di offrire l’occasione per presentare un punto di vista alternativo; la convinzione che i momenti aperti alla libera espressione siano fondamentali passaggi verso la realizzazione di una sensibilità condivisa; il dovere e l’ambizione di sostenere e promuovere progetti in cui si riconosce una determinata qualità estetica ed una vicinanza di pensiero. Ma questi, a dire il vero, sono solo tre dei molteplici aspetti che fungono da collante del progetto e, forse, non è compito nostro individuarli (e rivelarli) per intero…

La cruda cronaca, invece, parla di una sessione quarta che si è svolta con sorprendente fluidità in un doppio scenario: la prima parte nel piazzale della chiesa del Buon Pastore e il finale all’interno dello Spazio Villas.
Dopo la presentazione dell’installazione di Andrea Facca (un intenso artefatto poetico che ha suscitato un certo stupore non solo per i due pulcini che lo ‘animavano’) c’è stato il momento, a cura della Založništvo Tržaškega Tiska / Editoriale Stampa Triestina, dedicato alla lettura delle poesie di Silvana Paletti in dialetto della Val Resia (anche se sarebbe più giusto definire il Resiano una ‘microlingua’), presentata da Luigia Negro che ha offerto un’esaustiva panoramica su un’area geografica culturalmente complessa (‘complessa’ in senso antropologico) e ricca di tradizioni. Dalle delicate liriche di Silvana Paletti è emersa una sensibilità che è frutto della consapevolezza di appartenere intimamente alla terra e alla tradizione resiana.
Successivamente, introdotti da Anna Castellari, si sono avvicendati una dozzina di poeti che hanno partecipato alla sessione Open-mic. Ma non è per niente facile descrivere oggettivamente ed obiettivamente lo svolgimento dell’intera sessione. Senza citare nomi e cognomi (scontentando tutti per non fare torto a nessuno…), rimane un inebriante vortice di sensazioni in cui ci sono stati momenti poeticamente intensi (e intensamente poetici), momenti profondamente intimi (e intimamente profondi) e momenti estremamente sinceri (e sinceramente estremi). Ed è forse proprio questo il senso di un microfono aperto alla libera espressione: l’opportunità di andare oltre i personalismi gettandosi nella mischia con lo scopo di donare incondizionatamente un frammento di sé e del proprio universo. Poi quello che si deposita nella platea, ciò che si sedimenta con lentezza negli spettatori, è una sensazione più che un singolo nome. E, sinceramente, non è un male…
Ed è così, ebbri ed insaziabili, che si è approdati al finale, all’interno dello Spazio Villas, che ha avuto per protagonista il progetto intitolato «Come il re di un paese piovoso», un progetto musicale di grande spessore ad opera dell’Anna Garano Trio (Anna Garano, chitarra / Alessandra Chiurco, voce / Flavio Davanzo, tromba e flicorno). Un progetto che abbiamo fortemente voluto ospitare nelle nostre poetiche sessioni nel Parco di San Giovanni dopo averlo sentito eseguire dal vivo e, una volta superato l’impatto emotivo, riconoscendolo come perfettamente in sintonia con la nostra ambiziosa ricerca, tutta impegnata nel tentativo di rendere la poesia accessibile ad un pubblico che sopravanzi lo sbarramento degli ‘addetti al lavoro’ (in altri tempi avrebbero detto ‘portare la poesia fuori dalle accademie per restutuirla al popolo’…). Al di là di tutto questo, c’è un valore superiore nell’essere riusciti a mettere in musica le poesie dei simbolisti francesi (Baudelaire e Verlaine nello specifico) creando una fusione perfetta tra testo e suono. Il risultato è sorprendente e, in qualche modo, si finisce per evocare una forza che, senza sforzo, porta verso sensazioni che sembrano penetrare l’intima essenza delle cose. Certo, nello spettro delle emozioni, la tonalità dominante che emerge è la malinconia. Ma è una malinconia senza struggimento, una malinconia che resta sullo sfondo, che avvolge senza invadere. Sul tema della malinconia ed il suo legame con l’essenza delle cose bisognerebbe, peraltro, avviare un simposio, ma forse non è ancora giunto il momento.
Prima del simposio si deve procedere con il banchetto, è la prassi. Prossima tappa (sessione finale, venerdì 25 settembre 2009): Oh Poetico Party…

verso la sessione terza...

verso la sessione terza...

Che indimenticabile notte d’estate nel parco…

Una sessione poetica di una rara intensità si è svolta nella serata di venerdì. Uno sforzo organizzativo di un certo rilievo, bisogna ammetterlo. Un palinsesto talmente fitto da prestarsi a molteplici critiche e perplessità. Ma quest’occasione è stata colta con il solito immutabile spirito. Lo scopo, alla fine, è stato raggiunto. Il parco è stato poeticamente invaso. Felicemente condiviso. Dolcemente assimilato. Che cosa si può volere di più?
Il solito fondamentale responso, dipinto sui visi delle persone che vi hanno preso parte, è arrivato in tutta la sua deflagrante bellezza. Per noi, sempre in drammatico bilico tra il frenetico dietro le quinte e il crudele proscenio, queste sorsate di reciproca soddisfazione sono l’essenza del progetto. Poi ci sono, come sempre, le inevitabili limature. Sarebbe folle non tenerne conto. Ma, per fortuna, il percorso è evolutivo. Migliorare è l’unico concreto impegno da assumersi. Farlo consapevolmente rappresenta la vera sfida…

I molteplici protagonisti della serata hanno saputo regalare momenti di intensità variabile ma di indiscussa qualità. Il tutto ha avuto inizio con la conferenza su l’altro Richard (Francis) Burton (1821/1890), una esaustiva panoramica su un personaggio poco noto ma di grande rilievo (esploratore, traduttore, diplomatico) ad opera di Riccardo Cepach. Operazioni culturali di questo calibro sono oltremodo apprezzabili e il compito di divulgare incuriosendo, stimolando l’interesse, suscitando una sorta di serio divertimento passa necessariamente per il grado di coinvolgimento del relatore. E, bisogna dirlo, Riccardo Cepach è stato capace di sgravare la materia trattata dal peso dell’erudizione e di rovesciare il senso stesso della trasmissione / condivisione della conoscenza. Non tutti possono ambire a tali risultati.
Successivamente, sempre all’interno dello Spazio Villas (decisamente, ancora una volta, un ambiente capace di sottolineare l’eccellenza del momento), si è proceduto con la proiezione del promo del film documentario sulle famiglie omogenitoriali italiane intitolato «Il lupo in calzoncini corti», alla presenza di Nadia Dalle Vedove, una delle due autrici. L’interesse suscitato dal progetto (una produzione consapevole che coinvolga direttamente i fruitori finali del prodotto senza passare per le regole di un industria televisiva e cinematografica sempre più lontana dalle richieste del pubblico) è stato indiscutibilmente sincero. Il fatto di aver offerto una vetrina per la diffusione di un’operazione così delicata e sensibile è per noi motivo di grande orgoglio. In bocca al lupo…
Poi, in tempi tecnici più o meno ragionevoli, la sessione terza si è sviluppata all’esterno, nell’area all’aperto adeguatamente allestita per lo svolgimento delle performances poetiche e musicali. In un viale alberato che, a causa della cosiddetta ‘malattia degli ippocastani’, ha evocato uno scenario autunnale in piena estate (per chi si alimenta di suggestioni, una location degna di un poetico parco…) si sono susseguiti momenti di originale e sincera poesia. Le lucide ed ispirate liriche di Giuseppe Lazzaro (una serie di componimenti formalmente ineccepibili e sostanzialmente densi di significati) hanno aperto un varco nel quale hanno trovato spazio una miriade di caleidoscopiche emozioni. Mostrare se stessi senza esibirsi, aprire il proprio cosmos/caos ed essere capaci di richiuderlo comprendendolo, cogliere l’essenza della propria ricerca rinunciando al vano orgoglio sono le caratteristiche di spiriti di una certa elevazione. Ma forse questa è un altra storia…
È toccato poi ad Edvino Ugolini il compito di riportare la questione su un piano più concreto, più oggettivo. La consumata abitudine di un protagonista così presente (a se stesso e al suo tempo) ha creato i presupposti per un prezioso momento di riflessione. Ampio spazio ha trovato la messa in condivisione della sua visione sulla sfuggente realtà dei giorni nostri nel lodevole tentativo di smuovere le coscienze, di sensibilizzare il pensiero, di riappropriarsi della dignità di essere nel mondo. Uno spazio minore ha purtroppo avuto la messa in condivisione dell’anima lirica dell’autore, con le letture scelte dal libro «Poesie sparse». Ma, forse, non è stato del tutto casuale…
A chiudere il trittico poetico è stata la performance di Lisa Deiuri, accompagnata dall’inconfondibile sound del duo Baby Gelido (che, per l’occasione, si è evoluto in un trio, grazie al contributo di Sara Alzetta, al basso elettrico). In una vorticosa sessione di parole e suoni si sono manifestati diversi livelli di un’unica emozione, frutto dell’esplorazione della vasta e insondabile varietà del sentire femminile. Le alternanze di registro (dall’algida consapevolezza al divertito canto canzonatorio, passando per gli oscuri labirinti del pensiero) rendono la produzione lirica di Lisa Deiuri degna di un’attenzione non superficiale.
La serata è proseguita con la lettura e la premiazione dei migliori racconti e poesie sul tema dell’omoaffettività partecipanti al concorso «La verità, vi prego, sull’amore», a cura del Circolo Arcobaleno Arcigay e Arcilesbica di Trieste. Un momento decisamente alto (grazie anche alle coinvolgenti letture eseguite da Paola Castellan, Sergio Pancaldi e Christiana Viola), presentato con la dovuta solennità, in cui è stato possibile conoscere ed approfondire le opere finaliste della prima edizione del concorso letterario. È emersa un’alternanza di sensibilità, oltre ad un’inevitabile varietà stilistica, ma il tema del concorso è stato affrontato in maniera esaustiva (per i dettagli sul concorso, consultate il sito). Ma l’amore, inutile dirlo, è un argomento vasto ed impossibile da cogliere nella sua interezza. L’amore con i suoi arcani inganni e le sue strazianti sublimazioni, l’amore che travolge l’impalcatura sensoriale e rende impossibile la sua comprensione attraverso la ragione, l’amore come oasi di pura gioia condivisa in un percorso esistenziale fatto di perigliose tappe in solitaria, l’amore che salva e condanna con un unico gesto, l’amore che non distingue latitudini e longitudini di un’ipotetica geografia dell’anima, l’amore come forma di energia trasversale che si manifesta a diversi gradi di intensità nell’universo… O, più semplicemente, Omnia vincit amor et nos cedamus amori
A chiusura della fitta sessione di luglio è stato possibile assaporare un momento musicale di grande intensità. Il concerto di musica classica indiana, eseguito dal trio Baldassarri / Milanesi / Innocenti (Sebastian Innocenti, harmonium), ha prodotto l’effetto desiderato. Così, malgrado gli smottamenti di palinsesto che hanno fatto iniziare il concerto con un consistente ritardo, è stato possibile prendere parte ad un magnifico rituale, coinvolgente e avvolgente, che ha lasciato un segno indelebile in coloro che hanno saputo attendere il finale. Un momento topico, un frammento da raccogliere ed incorniciare, da porre tra le cose più degne di un parco che si veste di poesia (cercando, nella mescola delle multiformi espressioni artistiche, di oltrepassare il senso convenzionale della poesia stessa). La potenza della parola che si fa suono, la condivisione di un’esperienza sensoriale eseguita con un rispetto (di sé, dell’altro, di tutto il resto) encomiabile, il dolce abbandono indotto dalle suadenti sonorità di strumenti esotici sono solo alcune delle caratteristiche emerse. Un momento, però, domina su tutto: ad un certo punto, a notte inoltrata, le cicale, risvegliate dall’arcano richiamo, hanno accompagnato, con un maestoso frinire, il finale dell’esecuzione. Un capitolo di Panteismo naturalistico allo stato puro ancora da metabolizzare…

Protagonisti