verso la sessione quarta... | 1

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verso la sessione quarta... | 2

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Il sesto (e penultimo) appuntamento dell’edizione 2009 di ‘Oh Poetico Parco…’ ha troppi significati per essere archiviato con semplicità. In qualche modo, a ben guardare, la sessione di agosto ha messo in evidenza quelle che sono le linee guida del progetto: la scelta di esplorare le realtà culturali considerate ‘minori’ e di offrire l’occasione per presentare un punto di vista alternativo; la convinzione che i momenti aperti alla libera espressione siano fondamentali passaggi verso la realizzazione di una sensibilità condivisa; il dovere e l’ambizione di sostenere e promuovere progetti in cui si riconosce una determinata qualità estetica ed una vicinanza di pensiero. Ma questi, a dire il vero, sono solo tre dei molteplici aspetti che fungono da collante del progetto e, forse, non è compito nostro individuarli (e rivelarli) per intero…

La cruda cronaca, invece, parla di una sessione quarta che si è svolta con sorprendente fluidità in un doppio scenario: la prima parte nel piazzale della chiesa del Buon Pastore e il finale all’interno dello Spazio Villas.
Dopo la presentazione dell’installazione di Andrea Facca (un intenso artefatto poetico che ha suscitato un certo stupore non solo per i due pulcini che lo ‘animavano’) c’è stato il momento, a cura della Založništvo Tržaškega Tiska / Editoriale Stampa Triestina, dedicato alla lettura delle poesie di Silvana Paletti in dialetto della Val Resia (anche se sarebbe più giusto definire il Resiano una ‘microlingua’), presentata da Luigia Negro che ha offerto un’esaustiva panoramica su un’area geografica culturalmente complessa (‘complessa’ in senso antropologico) e ricca di tradizioni. Dalle delicate liriche di Silvana Paletti è emersa una sensibilità che è frutto della consapevolezza di appartenere intimamente alla terra e alla tradizione resiana.
Successivamente, introdotti da Anna Castellari, si sono avvicendati una dozzina di poeti che hanno partecipato alla sessione Open-mic. Ma non è per niente facile descrivere oggettivamente ed obiettivamente lo svolgimento dell’intera sessione. Senza citare nomi e cognomi (scontentando tutti per non fare torto a nessuno…), rimane un inebriante vortice di sensazioni in cui ci sono stati momenti poeticamente intensi (e intensamente poetici), momenti profondamente intimi (e intimamente profondi) e momenti estremamente sinceri (e sinceramente estremi). Ed è forse proprio questo il senso di un microfono aperto alla libera espressione: l’opportunità di andare oltre i personalismi gettandosi nella mischia con lo scopo di donare incondizionatamente un frammento di sé e del proprio universo. Poi quello che si deposita nella platea, ciò che si sedimenta con lentezza negli spettatori, è una sensazione più che un singolo nome. E, sinceramente, non è un male…
Ed è così, ebbri ed insaziabili, che si è approdati al finale, all’interno dello Spazio Villas, che ha avuto per protagonista il progetto intitolato «Come il re di un paese piovoso», un progetto musicale di grande spessore ad opera dell’Anna Garano Trio (Anna Garano, chitarra / Alessandra Chiurco, voce / Flavio Davanzo, tromba e flicorno). Un progetto che abbiamo fortemente voluto ospitare nelle nostre poetiche sessioni nel Parco di San Giovanni dopo averlo sentito eseguire dal vivo e, una volta superato l’impatto emotivo, riconoscendolo come perfettamente in sintonia con la nostra ambiziosa ricerca, tutta impegnata nel tentativo di rendere la poesia accessibile ad un pubblico che sopravanzi lo sbarramento degli ‘addetti al lavoro’ (in altri tempi avrebbero detto ‘portare la poesia fuori dalle accademie per restutuirla al popolo’…). Al di là di tutto questo, c’è un valore superiore nell’essere riusciti a mettere in musica le poesie dei simbolisti francesi (Baudelaire e Verlaine nello specifico) creando una fusione perfetta tra testo e suono. Il risultato è sorprendente e, in qualche modo, si finisce per evocare una forza che, senza sforzo, porta verso sensazioni che sembrano penetrare l’intima essenza delle cose. Certo, nello spettro delle emozioni, la tonalità dominante che emerge è la malinconia. Ma è una malinconia senza struggimento, una malinconia che resta sullo sfondo, che avvolge senza invadere. Sul tema della malinconia ed il suo legame con l’essenza delle cose bisognerebbe, peraltro, avviare un simposio, ma forse non è ancora giunto il momento.
Prima del simposio si deve procedere con il banchetto, è la prassi. Prossima tappa (sessione finale, venerdì 25 settembre 2009): Oh Poetico Party…

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