gianni palcich)

un tramonto con alberto princis (fotografia: gianni palcich)


Quali e quante forme espressive può avere la poesia?
Ieri, in un vorticoso crescendo, forse una prima risposta è stata abbozzata. Qui non ci interrogheremo sul senso della poesia, non è un compito che ci sentiamo di poter svolgere. Ma si deve tuttavia tenere conto di ciò che è accaduto ieri sera. In bilico tra lettura performativa, reading musicale ed ensemble, la quarta sessione ha evidenziato come la poesia si nutra di sfumature espressive che, alla fine, si riversano in un unico grande oceano chiamato ‘emozione’. Un poeta può essere attore o musicista, o anche entrambi, ma un poeta resta essenzialmente un’anima che desidera esprimere se stessa e il suo mondo. Magari anche solo per scoprire che qualcuno, dall’altra parte dell’universo, sta ricevendo.

Così i lucidi versi di Alberto Princis (sapientemente alternati dalla sua sferzante ironia), l’algida lirica di Matteo Danieli (sostenuta dal prodigioso sound del duo Baby Gelido) e lo sciamanico ensemble di Paolo Cicala (un rituale d’amore puro accompagnato da musicisti naturalmente portati alla sperimentazione) appartengono alla stessa matrice. Una matrice che lascia però spazio a differenti varianti espressive, rendendo la poesia uno dei più alti prodotti dell’umano sentire.

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