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Con grande enfasi documentativa, vi proponiamo i collegamenti agli articoli riguardanti la seconda edizione di Oh Poetico Parco… apparsi sul quotidiano ‘Il Piccolo’.

Il Piccolo – 15 aprile 2009

Il Piccolo – 18 aprile 2009

Il Piccolo – 21 maggio 2009

Il Piccolo – 24 giugno 2009

Il Piccolo – 26 giugno 2009

Il Piccolo – 24 luglio 2009

Il Piccolo – 20 agosto 2009

Il Piccolo – 28 agosto 2009

Buona lettura…

anna castellari presenta...

anna castellari presenta...

maria grazia stepan

maria grazia stepan

pubblico in ascolto

pubblico in ascolto

edvino ugolini a microfono aperto

edvino ugolini a microfono aperto

Silvana Paletti (a dx) presentata da Luigia Negro

Silvana Paletti (a dx) presentata da Luigia Negro

memento

memento

oh poetico pubblico...

oh poetico pubblico...

come il re di un paese piovoso

Come il re di un paese piovoso

verso la sessione quarta... | 1

verso la sessione quarta... | 1


verso la sessione quarta... | 2

verso la sessione quarta... | 2


Il sesto (e penultimo) appuntamento dell’edizione 2009 di ‘Oh Poetico Parco…’ ha troppi significati per essere archiviato con semplicità. In qualche modo, a ben guardare, la sessione di agosto ha messo in evidenza quelle che sono le linee guida del progetto: la scelta di esplorare le realtà culturali considerate ‘minori’ e di offrire l’occasione per presentare un punto di vista alternativo; la convinzione che i momenti aperti alla libera espressione siano fondamentali passaggi verso la realizzazione di una sensibilità condivisa; il dovere e l’ambizione di sostenere e promuovere progetti in cui si riconosce una determinata qualità estetica ed una vicinanza di pensiero. Ma questi, a dire il vero, sono solo tre dei molteplici aspetti che fungono da collante del progetto e, forse, non è compito nostro individuarli (e rivelarli) per intero…

La cruda cronaca, invece, parla di una sessione quarta che si è svolta con sorprendente fluidità in un doppio scenario: la prima parte nel piazzale della chiesa del Buon Pastore e il finale all’interno dello Spazio Villas.
Dopo la presentazione dell’installazione di Andrea Facca (un intenso artefatto poetico che ha suscitato un certo stupore non solo per i due pulcini che lo ‘animavano’) c’è stato il momento, a cura della Založništvo Tržaškega Tiska / Editoriale Stampa Triestina, dedicato alla lettura delle poesie di Silvana Paletti in dialetto della Val Resia (anche se sarebbe più giusto definire il Resiano una ‘microlingua’), presentata da Luigia Negro che ha offerto un’esaustiva panoramica su un’area geografica culturalmente complessa (‘complessa’ in senso antropologico) e ricca di tradizioni. Dalle delicate liriche di Silvana Paletti è emersa una sensibilità che è frutto della consapevolezza di appartenere intimamente alla terra e alla tradizione resiana.
Successivamente, introdotti da Anna Castellari, si sono avvicendati una dozzina di poeti che hanno partecipato alla sessione Open-mic. Ma non è per niente facile descrivere oggettivamente ed obiettivamente lo svolgimento dell’intera sessione. Senza citare nomi e cognomi (scontentando tutti per non fare torto a nessuno…), rimane un inebriante vortice di sensazioni in cui ci sono stati momenti poeticamente intensi (e intensamente poetici), momenti profondamente intimi (e intimamente profondi) e momenti estremamente sinceri (e sinceramente estremi). Ed è forse proprio questo il senso di un microfono aperto alla libera espressione: l’opportunità di andare oltre i personalismi gettandosi nella mischia con lo scopo di donare incondizionatamente un frammento di sé e del proprio universo. Poi quello che si deposita nella platea, ciò che si sedimenta con lentezza negli spettatori, è una sensazione più che un singolo nome. E, sinceramente, non è un male…
Ed è così, ebbri ed insaziabili, che si è approdati al finale, all’interno dello Spazio Villas, che ha avuto per protagonista il progetto intitolato «Come il re di un paese piovoso», un progetto musicale di grande spessore ad opera dell’Anna Garano Trio (Anna Garano, chitarra / Alessandra Chiurco, voce / Flavio Davanzo, tromba e flicorno). Un progetto che abbiamo fortemente voluto ospitare nelle nostre poetiche sessioni nel Parco di San Giovanni dopo averlo sentito eseguire dal vivo e, una volta superato l’impatto emotivo, riconoscendolo come perfettamente in sintonia con la nostra ambiziosa ricerca, tutta impegnata nel tentativo di rendere la poesia accessibile ad un pubblico che sopravanzi lo sbarramento degli ‘addetti al lavoro’ (in altri tempi avrebbero detto ‘portare la poesia fuori dalle accademie per restutuirla al popolo’…). Al di là di tutto questo, c’è un valore superiore nell’essere riusciti a mettere in musica le poesie dei simbolisti francesi (Baudelaire e Verlaine nello specifico) creando una fusione perfetta tra testo e suono. Il risultato è sorprendente e, in qualche modo, si finisce per evocare una forza che, senza sforzo, porta verso sensazioni che sembrano penetrare l’intima essenza delle cose. Certo, nello spettro delle emozioni, la tonalità dominante che emerge è la malinconia. Ma è una malinconia senza struggimento, una malinconia che resta sullo sfondo, che avvolge senza invadere. Sul tema della malinconia ed il suo legame con l’essenza delle cose bisognerebbe, peraltro, avviare un simposio, ma forse non è ancora giunto il momento.
Prima del simposio si deve procedere con il banchetto, è la prassi. Prossima tappa (sessione finale, venerdì 25 settembre 2009): Oh Poetico Party…

verso la sessione terza...

verso la sessione terza...

Che indimenticabile notte d’estate nel parco…

Una sessione poetica di una rara intensità si è svolta nella serata di venerdì. Uno sforzo organizzativo di un certo rilievo, bisogna ammetterlo. Un palinsesto talmente fitto da prestarsi a molteplici critiche e perplessità. Ma quest’occasione è stata colta con il solito immutabile spirito. Lo scopo, alla fine, è stato raggiunto. Il parco è stato poeticamente invaso. Felicemente condiviso. Dolcemente assimilato. Che cosa si può volere di più?
Il solito fondamentale responso, dipinto sui visi delle persone che vi hanno preso parte, è arrivato in tutta la sua deflagrante bellezza. Per noi, sempre in drammatico bilico tra il frenetico dietro le quinte e il crudele proscenio, queste sorsate di reciproca soddisfazione sono l’essenza del progetto. Poi ci sono, come sempre, le inevitabili limature. Sarebbe folle non tenerne conto. Ma, per fortuna, il percorso è evolutivo. Migliorare è l’unico concreto impegno da assumersi. Farlo consapevolmente rappresenta la vera sfida…

I molteplici protagonisti della serata hanno saputo regalare momenti di intensità variabile ma di indiscussa qualità. Il tutto ha avuto inizio con la conferenza su l’altro Richard (Francis) Burton (1821/1890), una esaustiva panoramica su un personaggio poco noto ma di grande rilievo (esploratore, traduttore, diplomatico) ad opera di Riccardo Cepach. Operazioni culturali di questo calibro sono oltremodo apprezzabili e il compito di divulgare incuriosendo, stimolando l’interesse, suscitando una sorta di serio divertimento passa necessariamente per il grado di coinvolgimento del relatore. E, bisogna dirlo, Riccardo Cepach è stato capace di sgravare la materia trattata dal peso dell’erudizione e di rovesciare il senso stesso della trasmissione / condivisione della conoscenza. Non tutti possono ambire a tali risultati.
Successivamente, sempre all’interno dello Spazio Villas (decisamente, ancora una volta, un ambiente capace di sottolineare l’eccellenza del momento), si è proceduto con la proiezione del promo del film documentario sulle famiglie omogenitoriali italiane intitolato «Il lupo in calzoncini corti», alla presenza di Nadia Dalle Vedove, una delle due autrici. L’interesse suscitato dal progetto (una produzione consapevole che coinvolga direttamente i fruitori finali del prodotto senza passare per le regole di un industria televisiva e cinematografica sempre più lontana dalle richieste del pubblico) è stato indiscutibilmente sincero. Il fatto di aver offerto una vetrina per la diffusione di un’operazione così delicata e sensibile è per noi motivo di grande orgoglio. In bocca al lupo…
Poi, in tempi tecnici più o meno ragionevoli, la sessione terza si è sviluppata all’esterno, nell’area all’aperto adeguatamente allestita per lo svolgimento delle performances poetiche e musicali. In un viale alberato che, a causa della cosiddetta ‘malattia degli ippocastani’, ha evocato uno scenario autunnale in piena estate (per chi si alimenta di suggestioni, una location degna di un poetico parco…) si sono susseguiti momenti di originale e sincera poesia. Le lucide ed ispirate liriche di Giuseppe Lazzaro (una serie di componimenti formalmente ineccepibili e sostanzialmente densi di significati) hanno aperto un varco nel quale hanno trovato spazio una miriade di caleidoscopiche emozioni. Mostrare se stessi senza esibirsi, aprire il proprio cosmos/caos ed essere capaci di richiuderlo comprendendolo, cogliere l’essenza della propria ricerca rinunciando al vano orgoglio sono le caratteristiche di spiriti di una certa elevazione. Ma forse questa è un altra storia…
È toccato poi ad Edvino Ugolini il compito di riportare la questione su un piano più concreto, più oggettivo. La consumata abitudine di un protagonista così presente (a se stesso e al suo tempo) ha creato i presupposti per un prezioso momento di riflessione. Ampio spazio ha trovato la messa in condivisione della sua visione sulla sfuggente realtà dei giorni nostri nel lodevole tentativo di smuovere le coscienze, di sensibilizzare il pensiero, di riappropriarsi della dignità di essere nel mondo. Uno spazio minore ha purtroppo avuto la messa in condivisione dell’anima lirica dell’autore, con le letture scelte dal libro «Poesie sparse». Ma, forse, non è stato del tutto casuale…
A chiudere il trittico poetico è stata la performance di Lisa Deiuri, accompagnata dall’inconfondibile sound del duo Baby Gelido (che, per l’occasione, si è evoluto in un trio, grazie al contributo di Sara Alzetta, al basso elettrico). In una vorticosa sessione di parole e suoni si sono manifestati diversi livelli di un’unica emozione, frutto dell’esplorazione della vasta e insondabile varietà del sentire femminile. Le alternanze di registro (dall’algida consapevolezza al divertito canto canzonatorio, passando per gli oscuri labirinti del pensiero) rendono la produzione lirica di Lisa Deiuri degna di un’attenzione non superficiale.
La serata è proseguita con la lettura e la premiazione dei migliori racconti e poesie sul tema dell’omoaffettività partecipanti al concorso «La verità, vi prego, sull’amore», a cura del Circolo Arcobaleno Arcigay e Arcilesbica di Trieste. Un momento decisamente alto (grazie anche alle coinvolgenti letture eseguite da Paola Castellan, Sergio Pancaldi e Christiana Viola), presentato con la dovuta solennità, in cui è stato possibile conoscere ed approfondire le opere finaliste della prima edizione del concorso letterario. È emersa un’alternanza di sensibilità, oltre ad un’inevitabile varietà stilistica, ma il tema del concorso è stato affrontato in maniera esaustiva (per i dettagli sul concorso, consultate il sito). Ma l’amore, inutile dirlo, è un argomento vasto ed impossibile da cogliere nella sua interezza. L’amore con i suoi arcani inganni e le sue strazianti sublimazioni, l’amore che travolge l’impalcatura sensoriale e rende impossibile la sua comprensione attraverso la ragione, l’amore come oasi di pura gioia condivisa in un percorso esistenziale fatto di perigliose tappe in solitaria, l’amore che salva e condanna con un unico gesto, l’amore che non distingue latitudini e longitudini di un’ipotetica geografia dell’anima, l’amore come forma di energia trasversale che si manifesta a diversi gradi di intensità nell’universo… O, più semplicemente, Omnia vincit amor et nos cedamus amori
A chiusura della fitta sessione di luglio è stato possibile assaporare un momento musicale di grande intensità. Il concerto di musica classica indiana, eseguito dal trio Baldassarri / Milanesi / Innocenti (Sebastian Innocenti, harmonium), ha prodotto l’effetto desiderato. Così, malgrado gli smottamenti di palinsesto che hanno fatto iniziare il concerto con un consistente ritardo, è stato possibile prendere parte ad un magnifico rituale, coinvolgente e avvolgente, che ha lasciato un segno indelebile in coloro che hanno saputo attendere il finale. Un momento topico, un frammento da raccogliere ed incorniciare, da porre tra le cose più degne di un parco che si veste di poesia (cercando, nella mescola delle multiformi espressioni artistiche, di oltrepassare il senso convenzionale della poesia stessa). La potenza della parola che si fa suono, la condivisione di un’esperienza sensoriale eseguita con un rispetto (di sé, dell’altro, di tutto il resto) encomiabile, il dolce abbandono indotto dalle suadenti sonorità di strumenti esotici sono solo alcune delle caratteristiche emerse. Un momento, però, domina su tutto: ad un certo punto, a notte inoltrata, le cicale, risvegliate dall’arcano richiamo, hanno accompagnato, con un maestoso frinire, il finale dell’esecuzione. Un capitolo di Panteismo naturalistico allo stato puro ancora da metabolizzare…

‘La poesia non è meno misteriosa degli altri elementi dell’Universo’
Questa considerazione di Jorge Luis Borges ci accompagna laconicamente verso il primo anno di attività della rassegna. E, a questo punto, sarebbe opportuno trarre delle conclusioni intermedie.
Tante cose hanno cambiato forma e sostanza (più o meno misteriosamente) nel giro di un anno. Molte forze convergenti stanno quotidianamente lottando nel tentativo di cristalizzarsi in una identità definita. Ma forse, ancora più laconicamente, di questi aspetti bisognerà riparlarne in un’altra occasione…

spazio jack villas

spazio jack villas

jack to jack

jack to jack

lorenzo e jack

lorenzo e jack

applausi a jack

applausi a jack

To beat or not to beat...

To beat or not to beat...

Bisognerebbe scrivere un poema sulle ultime notti di luna nuova nel parco. Si racconterebbe di un fine settimana poetico in cui una doppia sessione ad intensa emissione di emozioni ha messo a tacere le viscerali avversità del Caso. E non a caso… Il doppio, appunto. Forse vero tema dominante delle scorse sessioni (l’altra anima, dialogo poetico, recital Franco / Morpurgo). E, ovviamente, la sua negazione nell’unicità di un poeta dello spessore di Jack Hirschman.

Impossibile descrivere oggi, qui, la serata trascorsa in compagnia di Jack. Meglio sorvolare sulla matassa di sensazioni che rimane al suo passaggio. Ma non si può tacere a proposito dell’ importanza della sua presenza. Jack ha regalato a tutti gli amici convenuti una tonificante brezza di speranza. La potenza dei suoi versi, declamati in vibrante cadenza beatnik, ha riempito tutti gli angoli sensibili. C’era l’indomabile fierezza di chi lotta per la dignità (propria e degli altri). C’era la pervadente radiosità della controcultura americana. C’era il profumo di San Francisco. Ma anche i rumori di New York. Ah sì, il doppio…
Ma come tacere di tutto il resto? Il ‘nido’ che ha accolto Jack è stato una grande impresa comune. Gli amici, gli ospiti, i partecipanti, il pubblico. È merito di tutti.
La sala dello Spazio Villas è stata uno scrigno degno e sincero, una generosa oasi di cui Jack si ricorderà. E anche noi non dimenticheremo facilmente.

Come, del resto, non dimenticheremo l’importanza della sessione prima di ‘Oh Poetico Parco…’. Lo sguardo sulla letteratura slovena, il dialogo di una poetessa triestina di lingua slovena e di un poeta goriziano di lingua italiana (chissà perché mi viene in mente il Carso…) ha un’unica, inequivocabile volontà. La volontà di provare a far dialogare anime diverse ma, alla fine, identiche. Identiche nella necessità. Nella necessità di capire e di farsi capire. Ne riparleremo più in là. Intanto un piccolo passo lo abbiamo fatto.
Il concerto recital di Alessandra Franco e Riccardo Morpurgo ha dato alla serata una decisa sterzata verso emozioni estreme, fatte di suoni che riescono ad avere un colore, un profumo, un sapore. Rapiti dal virtuosismo delle esecuzioni del duo, scossi dall’intensità del sentire comune, naufragati nella tiepida magia del momento, i volti dei presenti dichiaravano una beatitudine incondizionata.
Tutte le parole sono inutili. Solito, crudele assioma: bisognava esserci

Grazie, Jack...

Grazie, Jack...

Paolo Bernetti alla tromba ...e al pianoforte

Paolo Bernetti alla tromba ...e al pianoforte

Dialogo Poetico con Majda Artač Sturman

Dialogo Poetico con Majda Artač Sturman

L'altra anima di Trieste

Un "pezzo" de L'altra anima di Trieste.

Il fado di Alessandra Franco e Riccardo Morpurgo con un riflesso di rosa

Il fado di Alessandra Franco e Riccardo Morpurgo ...con un riflesso di rosa

- fotografie di marco spanò-

un momento su tutto

un momento su tutto


È sempre difficile spingersi in considerazioni a caldo. Ma a noi, come è noto, piacciono le cose difficili e certe ‘fatiche’ qualcuno deve sostenerle…
C’è da considerare da un lato la laconica cronaca, che fissa l’irreversibile avvio dell’edizione 2009 di ‘Oh Poetico Parco…‘, e dall’altro il contraccolpo emotiovo per l’evento in sé.

Ieri sera, nell’area circostante il Padiglione F (area avulsa dalla vita degli umani…), si è soprattutto espresso un atto di restituzione di un angolo di parco poco considerato. La prestigiosa cornice degli Horti Tergestini ha sicuramente determinato la scelta della zona dove mettere in scena l’anteprima. Ma, a rigor di cronaca, va specificato che quel posto l’abbiamo scelto noi (le cose difficili, si diceva…).
Poi, in un momento, arriva il 18 aprile 2009. Si passa all’azione dopo tante parole. Mettere in opera il progetto allestitivo diventa un’impresa aspra quando intorno impazza una fiera. Riutilizzare l’area prevista rispettando le sue ‘entropiche ferite’ è il delicato passo successivo. Le idee e le sensibilità non mancano. L’azione armonica del gruppo è una naturale conseguenza. Quasi come un alveare in levare…
La giornata scorre frenetica. Arriva lo spietato tramonto. Si parte…
Il programma prevede la presentazione del semestrale Almanacco del Ramo d’Oro, la conversazione con Antonella Sbuelz Carignani e l’esecuzione del Concerto Grosso per una Rosa. Descrivere la serata nel dettaglio serve fino ad un certo punto (sarebbe opportuno aprire una ciclopica parentesi sull’evento poetico-musicale dedicato alla rosa, ma ci sarà tempo e luogo per parlarne). Tutto scorre fluido.
L’area OhPoPa, nella graduale discesa della notte, si impreziosisce grazie alle proiezioni multiple che sottolineano e sostengono l’atmosfera. Un’atmosfera che non è facilmente descrivibile (per un momento la sensazione era quella di essere precipitati nella Sarajevo di dieci anni fa o nella Berlino di vent’anni or sono…). Ed il punto rimane sempre lo stesso: la sorpresa nello scoprire come una determinata atmosfera susciti un’emozione capace di avvolgere e consolare. Come un brivido sincero. Come la sensazione di trasmettere un segnale e di sentire qualcuno, da qualche parte, in ricezione… Poi cala definitiva la notte. Una fitta notte d’aprile.

Ma, al di là del bene, c’è tanto da fare prima della prossima sessione nel parco, prevista per venerdì 22 maggio. C’è molto da metabolizzare. Alcuni meccanismi hanno girato in modo imprevisto. Si sono verificate sorprendenti anomalie ed inevitabili incidenti di percorso. Ma a noi continuano a piacere le cose difficili… Per aspera ad astra.