
Ti scrivo | III° concorso letterario
All’interno della rassegna Oh Poetico Parco di Trieste, il Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste organizza un concorso di scrittura intitolato TI SCRIVO.
Il concorso è curato da Angela Siciliano ed è riservato alle donne, tutte, lesbiche, etero, bi-etransessuali.
Si è scelto questa volta di stabilire non tanto il tema quanto la forma d’espressione: la lettera. Una lettera in cui, in versi o in prosa, la scrivente si rivolge all’interlocutrice/interlocutore per parlare d’amore o di odio, per dire addio o per sedurre, per esprimere pensieri, sviluppare critiche, osservazioni politiche e filosofiche e quanto altro ritenga impellente dire.
Le giurie saranno due, una stabilita dal Consiglio Direttivo del Circolo Arcobaleno, che farà una prima selezione, e l’altra che consisterà nel pubblico stesso, che parteciperà alla serata dell’8 luglio, presso il Parco San Giovanni di Trieste, data in cui si premierà la poesia o il brano ritenuto migliore dalle giurie.
Le poesie o i brani possono essere inviati via mail o per lettera indicando nome, cognome, indirizzo postale, indirizzo mail per le comunicazioni relative al concorso, numero di telefono e la seguente dichiarazione: “Dichiaro che le opere da me presentate a questo concorso sono di mia creazione personale, inedite, non premiate o segnalate a precedenti concorsi. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003).”
Il risultato del concorso sarà pubblicato sul sito del Circolo Arcobaleno di Trieste, sul blog della curatrice http://letture-e-riletture.blogspot.com e sul sito di Oh Poetico Parco.
Le poesie e/o le prose finaliste verranno pubblicate sul blog della curatrice e stampate in un fascicolo che verrà prodotto in un secondo momento dal Circolo Arcobaleno di Trieste e distribuito alle autrici. Le opere vanno spedite a trieste@arcigay.it o al Circolo Arcobaleno, via Pondares n. 8 – 34131 Trieste, a partire dal 25 maggio fino al 25 giugno 2011.
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2 commenti
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luglio 1, 2011 a 9:01 am
sessione terza – venerdì 8 luglio 2011 « Oh Poetico Parco…
[...] (Trieste 1937 / 2011), testo di Roberto Benedetti. Voci di Roberto Benedetti e Pietro Perin Ti scrivo. III° concorso di scrittura del Circolo Arcobaleno. Lettura delle lettere finaliste e proclamazione [...]
luglio 12, 2011 a 12:14 pm
ohpoeticoparco
Il testo vincitore della terza edizione del concorso letterario indetto dal Circolo Arcobaleno: Ti scrivo su novembre di Cettina Calabrò
Non ti ho mai scritto sul retro di un calendario dello scorso anno, come adesso, sul mese di novembre. E avrei potuto telefonarti o semplicemente venirti a trovare, come ho fatto tante volte. Ma sapevo che non sarebbe stata una chiacchierata amichevole, così ho preferito parlarti da un foglio bianco. Quasi bianco.
Te lo dovevo da troppo tempo, e il momento giusto è adesso, non ce ne sarà mai più uno così perfetto.
Quindi adesso per favore prendi una birra e le sigarette, acciambellati sul divano e ascoltami, se ti riuscisse sarebbe anche meglio che tu spegnessi il telefono, non so se te l’ho mai detto chiaramente ma m’incazzo da morire quando le tue telefonate interrompono i nostri discorsi. E dopo tutto il silenzio che ci ha divise, per una volta vorrei la tua attenzione tutta intera e non a puntate. Lo so, sto cominciando a recriminare, come diresti tu. Ma vedi, amore mio, una volta, ogni tanto, i conti vanno fatti, e la partita doppia degli affetti non si compone di solo avere. Ti immagino con addosso solo la maglietta lunga, le gambe appena un po’ abbronzate, i piedi nudi e i capelli tirati su alla meno peggio, i rumori soliti di quel quartiere periferico, gli odori e le voci che salendo dalla strada si intrufolano attraverso la finestra aperta e aleggiano intorno a te che mi ascolti. Così la mia voce dovrà farsi strada tra i ragazzi al bar e il brusio di una centrifuga.
Si, va bene, lo so, hai ragione, la sto tirando lunga, eppure mi sembrava così chiaro quello che avevo da dirti che mi ero illusa di cavarmela in quattro righe, un abbraccio caloroso e due baci senza impegno sulle guance.
In realtà non la sto tirando lunga perché tentenno, mi sto solo gustando questo rarissimo momento in cui non puoi contestare tutto quel che dico, senza capire che mentre lo fai è come se contestassi me e tutto quel che sono. Allora smetto di girarci attorno e te lo dico chiaramente, ti dico quello che vuoi sentirti dire proprio perché lo sai già, o nonostante questo, ti dico mi dispiace, mi dispiace di non averti saputa amare come avrei voluto e come avremmo meritato. Ti dico che mi dispiace e chiedo le attenuanti generiche, perché davvero non mi hai reso la vita facile, e anche barricata nel tuo silenzio granitico, tu questo lo sai. Lo sai che ho fatto il possibile, anche se sembrava non essere mai abbastanza. Come una madre irrisolta mi hai inoculato la paura, e con la paura l’immobilismo, sono diventata come quegli animali che appena accendi la luce si bloccano trattenendo il respiro, sicuri di poter essere
invisibili, mentre fissano il nulla con gli occhi sbarrati.
E io che volevo volare sono rimasta lì inchiodata alla terra, con lo sguardo e i desideri persi tra le nuvole. Hai solo saputo farmi sentire in colpa per questo, anche di questo. Di non essere l’amica che volevi, di non essere la donna che sognavi.
In altri tempi ti avrei urlato addosso che sono troppo vecchia per il banco degli imputati e troppo giovane per tenere il cuore chiuso in un cassetto. Adesso invece la voce mi serve per cantare e di urlare sono stanca, ho scoperto che stacchi l’audio quando il mio tono sale, e allora te lo dico piano, piano ma decisa. In questo che è il momento giusto, il momento di spezzare unilateralmente questo silenzio che puzza di pesche andate a male, il momento di dirti quanto ti ho amata, anche quando non l’hai capito, e di quanto mi hai fatto male, proprio quando non l’hai capito. Adesso che in cielo c’è l’ora blu e le mie mani hanno smesso di tremare, adesso posso lasciarti un bacio al limone e non girerai più la testa altrove per scansarlo. Adesso è il momento di lasciarti lì da sola, perché è finito novembre e sta finendo anche ottobre e non voglio trovarmi alla fine del foglio senza averti salutata, perché, sai, da settembre avrò bisogno di questa carta quasi bianca per altro amore, e altra vita, e altre emozioni che strizzano il cuore. Ho ancora nove mesi, per mettermi al mondo, un foglio dopo l’altro, e quando finiranno sarà il tempo di un altro anno da scrivere e di carezze nuove. Ti bacio, al limone, e … sì, lo so, è aspro, ma il tempo della cioccolata è finito. Credevo te ne fossi accorta.